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TILLANDSIA

Come si curano

Tillandsia Verdi e Argentate

Tillandsia

Le possibilità di adattamento che la natura offre sono innumerevoli e certe creature sanno sfruttarle nei modi più inconsueti. Tra le modalità di sussistenza più lontane da ciò che di abitudine si ritiene la norma, le Tillandsie ne hanno scelto una che potrebbe persino apparire fantastica: si nutrono di aria. Queste belle piante della famiglia delle Bromeliacee disdegnano la terra e scelgono di vivere liberamente dove capita, sui rami degli alberi, sui fili della luce, sulle rocce o sui muri e le ringhiere delle case.
Una tale indipendenza deriva dalla peculiarità della loro forma di nutrizione comune a tutte le epifite. Le foglie, la cui morfologia in alcune specie è assai curiosa, sono tappezzate da squame argentee, i tricomi. I tricomi o peli sono formazioni cellulari che si trovano sull'epidermide di numerose piante. Hanno forme e funzioni diverse in accordo con le esigenze di ogni organismo vegetale. In genere servono a proteggere la foglia, a diminuirne la temperatura ed evitare la perdita di acqua. Nelle Tillandsie, i tricomi si presentano come squame a forma di scudo -tricomi peltati- dal caratteristico colore grigio-argento che, oltre a filtrare i raggi solari evitando dannose bruciature, intrappolano e assorbono l'acqua e i sali minerali disciolti nell'aria e li canalizzano nei tessuti della pianta; per questa proprietà sono stati chiamati "tricopompa". Un'altra fonte di nutrimento è costituita dalle colonie di batteri azotofissatori. Questi microrganismi trascorrono l'intero ciclo vitale sulle foglie garantendo alle Tillandsie una parte importante delle sostanze organiche azotate di cui abbisognano. Alcune specie, come la Tillandsia Selleriana, si procurano l'azoto stabilendo un rapporto simbiotico con le formiche. La pianta offre agli insetti il suo pseudobulbo come rifugio e viene ricambiata da questi con il rilascio di scarti organici ricchi di azoto.

L'habitat delle Tillandsie si stende dal sud degli Stati Uniti alla Patagonia e le oltre cinquecento specie finora identificate costituiscono un esempio di versatilità nella capacità di sfruttare le più eterogenee condizioni ambientali. Possiamo trovarle sulle nude vette delle Ande, nei paramos o la Puna, nascoste tra il fogliame delle foreste pluviali e ancora sulle dune sabbiose o nei giardini delle ville intorno a Buenos Aires. Le Tillandsie, ben note ai Maya che le utilizzavano per ornare case e templi, sembra siano rimaste sconosciute ai naturalisti europei fino al 1623, anno in cui il botanico e medico svizzero 
Gaspar Bouhin ne descrisse una specie nel suo Pinax Theatri Botanici. Un secolo più tardi, quella singolare piantina sarebbe stata chiamata Tillandsia Utriculata dal medico e naturalista svedese Carl von Linné. Ma i primi europei a rimanere meravigliati alla vista di un albero che presentava foglie di colori e forme totalmente diverse -in realtà si trattava di un albero coperto di tillandsie di differenti specie- furono gli uomini sbarcati insieme a Cristoforo Colombo sull'isola che i nativi chiamavano Guanahani. Colombo credette parassite quelle piante -e così vengono considerate, tuttora, dagli indigeni- e le descrisse come curiosi vegetali che condividono con altri l'apparato radicale.Numerosi sono stati i botanici che in seguito hanno dedicato parte della loro opera allo studio della famiglia delle Bromeliacee e al genere Tillandsia in particolare, senza tuttavia riuscire a comprendere pienamente il sistema di vita di queste ultime. L'assorbimento di acqua e sali minerali attraverso le squame che tappezzano le foglie fu descritto dal fisiologo vegetale tedesco Carl Mez in un articolo pubblicato nel 1904. Si arrivava così allo svelamento del mistero che aveva intrigato tanti naturalisti: la fisiologia delle epifite.

Le tillandsie non hanno mai smesso di sorprendere e incuriosire gli amanti della natura e di interessare gli studiosi. I ricercatori del Dipartimento "G. Ciamician" dell'Università di Bologna in collaborazione con il professore Luigi Birghigna dell'Università di Firenze hanno ottenuto interessanti risultati nella ricerca, ancora in corso, sulla capacità delle Tillandsie di assorbire gli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), creati dai processi di incompleta combustione di benzina e gasolio. Gli IPA sono pericolosi agenti inquinanti di accertata attività cancerogena prodotti principalmente dal traffico, dal riscaldamento domestico e dalla attività industriale. Le Tillandsie, data la loro vita aerea, sono immuni all'inquinamento terrestre e possono svolgere bene la funzione di biorivelatore di inquinanti atmosferici. Nella ricerca sono state impiegate Tillandsie Caput Medusae e Bulbosa, ma le caratteristiche che le rendono idonee per il biomonitoraggio ambientale sono comuni a tutte le specie e già qualcuno ha immaginato, per un futuro non lontano, grandi pannelli ricoperti di Tillandsie da sistemare nei punti dove più intenso sia il traffico. Siffatti pannelli sarebbero auspicabili perché oltre a fornire ragguagli sullo stato dell'aria potrebbero ripulirla e creare negli affannati viaggiatori la rilassante illusione di trovarsi, anziché in mezzo al caos cittadino, in qualche incontaminata regione delle foreste sudamericane.

Altre ricerche portate a termine negli Stati Uniti hanno scoperto nelle Tillansie la disposizione ad assorbire anche altri agenti inquinanti come formaldeide, radon, anidride solforosa, ozono e fumo di sigarette. Questa capacità le rende efficaci per combattere quella che viene definita sick building syndrome (SBS) ossia sindrome dell'edificio malato, dovuta alla presenza nell'aria domestica di tali sostanze, che può provocare emicrania, affaticamento, sonnolenza, irritazione al naso, nausea e perdita di concentrazione. Se a queste caratteristiche aggiungiamo la semplicità della coltivazione -come si vedrà in seguito-, possiamo dire che la Tillandsia con le sue forme insolite e i delicati colori delle foglie che contrastano piacevolmente con le tinte vivaci dei fiori, è la pianta ideale per rallegrare le nostre stanze chiedendo in cambio solo pochi minuti del nostro tempo.

Gladis Alicia Pereyra